Viaggio fotografico: Obiettivo Armenia!

Foto viaggio – 9 giorni / 8 notti

Viaggio fotografico tra arte e paesaggio
Itinerario di viaggio per fotografi, fotoamatori e viaggiatori curiosi

PROGRAMMA E ITINERARIO
1° GIORNO: Arrivo in Armenia
Arrivo (nella nottata o di primissimo mattino) all’aeroporto di Zvartnots – Yerevan (capitale dell’Armenia); disbrigo delle formalità doganali; accoglienza, trasferimento in albergo e riposo per qualche ora.

Yerevan – Garni – Geghard – Riserva di Azat – Khor Virap – Yerevan
Dopo colazione, partenza per il villaggio Garni e visita al famoso Tempio d’epoca romana dedicato al Dio Sole (ἥλιος – ου “hélios – ou”) e alla circostante area archeologica. Il tempio fu fatto edificare dal re armeno Tiridate I – nel I secolo – (con fondi elargiti dall’Imperatore romano Nerone come riconoscimento della neutralità armena nella guerra che Roma aveva intrapreso contro i Parti) e, dopo la conversione del paese al cristianesimo, divenne la residenza estiva dei reali armeni. Si erge in un’area strategica, difesa su tre lati dalle pareti a picco che danno sulla sottostante valle del Fiume Azat, e da una possente fortificazione ciclopica, costituita da giganteschi blocchi di tufo, che comprendeva ben 14 torri difensive. Nelle vicinanze si può ammirare e fotografare una bellissima ed estesa formazione geologica di basalto, detta a “canne d’organo”, che sembra incombere in modo quasi pericoloso ma suggestivo, dalla parete a picco.
Continuazione per il Monastero di Geghard, uno dei più significativi della religione armena, apice dell’architettura medievale (XIII sec.), scavato parzialmente nella roccia della montagna adiacente, in un ambito di eccezionale bellezza naturale – sito Unesco dal 2000, insieme all’Alta Valle del Fiume Azat.
Benché la cappella principale sia stata costruita nel 1215, il monastero venne fondato nel IV secolo direttamente da San Gregorio Illuminatore, nel luogo di una sorgente sacra all’interno di una grotta (tuttora visibile). È per questo che il nome originale del monastero era “Ayrivank”, cioè “della grotta”. Il nome usato oggi, “Geghard”, significa “Lancia”, con riferimento alla lancia con la quale il legionario Longino ferì Cristo durante la crocifissione; secondo la tradizione, la lancia sarebbe stata portata in Armenia dall’apostolo Taddeo e qui conservata per secoli, insieme a molte altre reliquie. Oggi è esposta nel museo della Cattedrale di Echmiadzin.
Sosta ai banchi di vendita di prodotti casarecci (confetture tipiche, frutta di stagione, lavori a maglia e all’uncinetto) per scattare qualche foto alle colorate composizioni e ai volti delle contadine che li espongono.
Sulla via di ritorno per Yerevan, continuazione per il lago artificiale Azat, una riserva d’acqua, inserita nel Parco naturale di Khosrov, attorno alla quale sarà possibile avere una quinta eccezionale, costituita dal monte Yeranos, le cui rocce mostrano una strana gamma di colori (dal giallo ocra al rosso mattone), dovuti alla presenza di numerosi minerali. Si procede salendo per la dissestata strada sterrata che porta al vicino Passo Artashat – Garni ed all’altopiano che sovrasta il villaggio di Landjazat: qui la maestosa mole dell’Ararat si mostra in tutta la sua magnificenza; nel giro di qualche chilometro si perviene all’incantevole Monastero fortificato di Khor Virap, che si erge solenne, sull’ultima collina verso la Turchia: qui, in una “fossa profonda” – è questo il significato di Khor Virap – San Gregorio l’Illuminatore fu tenuto prigioniero per 13 anni, prima di convincere il Re armeno Tiridate III ad adottare il Cristianesimo come religione di Stato. Il santuario è stato più volte distrutto ed altrettante ricostruito: la Chiesa principale, dedicata all’Astvatsatsin (la Santa Madre di Dio) è del XVII secolo.
Rientro a Yerevan, cena e pernottamento.

2° GIORNO: Yerevan – Urtsadzor – Noravank – Yeghegnadzor
Dopo colazione, si parte, con direzione Sud, per il “Centro Eco-Training” di Urtsadzor (si raggiunge con mezzi fuori strada), che si trova nelle immediate vicinanze del Parco Foresta Khosrov: un ambiente che ha un altissimo valore di biodiversità – erbe officinali, frutta rara, fauna stanziale e di passo, ecc. Si aspetta il tempo di qualche fortunato scatto.
Si continua, verso Est, per il villaggio di Areni: è questa la regione vitivinicola armena (reperti storici, con datazione al carbonio, hanno dimostrato – nella grotta chiamata dagli archeologi “Areni I” e visitabile – che la lavorazione della vite e la produzione di vino, in Armenia, rimonta a 6.100 anni fa).
Proseguimento per il circostante complesso monumentale religioso di Noravank, situato in posizione strategica e spettacolare, alla testata della gola, le cui pareti, complice il sole, si colorano di un particolare “rosso mattone”. Nei secoli XII-XIV Noravank fu cattedra vescovile centro religioso e d’arte più importante d’Armenia. Sono da considerare i bassorilievi posti sulle lunette sovrastanti gli ingressi della chiesa principale (opere di Momik – scultore ed architetto medievale – di struggente bellezza).
Cena e pernottamento a Yeghegnadzor.

3° GIORNO: Yeghegnadzor – Tanahat – Gndevank – Karahunj – Sisian
Dopo colazione, si parte per il villaggio di Vernashen, dov’è possibile visitare la chiesa di Surb Hakob (conserva un piccolo, ma interessante museo che illustra una delle più grandi e famose Università medievali, quella di Gladzor) e più in alto l’isolatissimo Monastero di Tanahat (altro che clausura!).
Si torna indietro fino a Yeghegnadzor per continuare verso Oriente, con destinazione Sisian (circa 100 km). Si percorre uno dei rami dell’antica “via della seta” e la strada offre diversi scorci panoramici: ci si potrà fermare quando lo si riterrà opportuno; a Passo Vorotan (2.244 m di altitudine), alla Spandaryan Reservoir, un tranquillo lago artificiale dai colori particolari, con favore di luce. Lungo il percorso si risalirà uno stretto canyon scavato in un’estesa formazione di rocce, per arrivare al Monastero di Gndevank (X sec.) costruito nel 936 dalla principessa Sephia di Syunik, che dichiarò lo scopo della sua costruzione: “il Vayots Dzor (la provincia nella quale è posto) era un anello senza un gioiello: ho costruito questo monastero per donare il gioiello all’anello”.
Prima di arrivare a Sisian, si visita il vicino sito archeologico di Karahunj, la cui funzione non è stata ancora chiarita dagli esperti: alcuni ritengono che si tratti di un osservatorio astronomico preistorico, molto più antico e interessante di Stonehenge; altri pensano che sia un cimitero militare, altri ancora reputano che sia un sito di preghiera e omaggio alla Dea, la Grande Madre, da parte delle popolazioni qui residenti nel periodo neolitico.
Dall’alto, tracciando una linea ideale, appare la forma di un uccello in volo con le ali dispiegate, recante al centro un uovo. Karahunj o Zorats Karer, è ubicato a 1770 m di altitudine, e si estende per 7 ettari, 5 km a Nord della città di Sisian.
Qui sono state rinvenute 204 pietre di oltre 10 tonnellate ciascuna, molte delle quali presentano dei fori, levigati nella parte alta del bordo.
Già nel 10.000 a.C. i progenitori degli Armeni, che abitavano l’altopiano, avevano raggiunto un grado di civiltà avanzato per il tempo, tenuto conto che alla stessa epoca l’Egitto e la Cina erano ancora terre selvagge. I primi insediamenti a Karahunj si fanno risalire al 5.500 a.C.: nella parte centrale del complesso archeologico, esisteva un “Tempio del Sole”, dedicato al dio “Ar”, che lo rappresentava, mentre le ali sembra fungessero da osservatorio astronomico e da università. A Sisian, cena e pernottamento.

4° GIORNO: Sisian – Yeghegis – Passo Selim – Noraduz – Dilijan
Dopo colazione, si parte, verso Nord, per il Passo Selim (m 2.410) e il Lago Sevan. Pochi chilometri prima di iniziare la salita che porta al passo stesso, si compie una digressione: nei pressi del villaggio di Shatin, c’è un posto di osservazione della “Capra Bezoar” all’abbeverata (compatibilmente con l’orario e se sarà possibile in quanto ci siano animali); e ancora più in alto, presso il villaggio di Yeghegis, si visita la Chiesa di Surb Zorats dalla strana architettura: possiede solo la parte riservata al clero, perché qui venivano benedette le truppe a cavallo che si recavano in guerra, perciò non era necessaria la parte architettonica riservata, normalmente, ai fedeli.
Si prosegue per il Passo Selim; fin dall’antichità, era uno dei punti critici lungo la “via della seta”: spesso il passaggio era interrotto a causa del maltempo e della neve; nei suoi pressi fu costruito, per iniziativa del principe Chesar Orbelyan, nel 1.332 un caravanserraglio fortificato, che comprende una anticamera a volta e una grande sala divisa in tre navate (la centrale era riservata a gli animali, con i canali di scolo per lo smaltimento delle loro deiezioni e le due laterali distinte una per i proprietari carovanieri e l’altra per il personale di servizio – stallieri, scudieri, servitori, prostitute e varia umanità) illuminate attraverso aperture nel soffitto: sembra la copia dell’Arca di Noè!
Sebbene restaurato, questo eccellente esempio di architettura civile medievale armena stupisce ancora. L’ambiente bucolico attorno a Passo Selim potrà offrire la possibilità di fotografare le aquile in cerca di prede; ci potrebbe essere un eventuale incontro con i pastori (greggi di ovini, caprini e bovini). Discesa verso il Lago Sevan (lago nero) con suggestivi scorci paesaggistici.
La sosta successiva, lasciata l’atmosfera montana del Passo Selim, sarà il cimitero medievale di Noraduz (raccoglie un migliaio di Khachkar, le croci di pietra tipiche dell’Armenia, alcune antichissime). Qui, con garbo e discrezione, si cercherà il coinvolgimento delle donne e delle ragazze, che vendono prodotti artigianali in lana colorata. Saranno curiose “modelle” di un set inconsueto.
Si continua, ancora costeggiando il lago e cercando di avvistare particolari punti panoramici (Monastero di Hayravank), fino alla penisola collinare di Sevan (isola, prima dei disastrosi lavori di abbassamento del livello delle acque, intrapresi in epoca sovietica) sulla cui cima è ubicato l’omonimo monastero (Sevanavank, IX sec.), dal quale lo sguardo può spaziare sulla vastità del lago e dell’orizzonte.
Secondo la leggenda, nell’imminenza di una delle frequenti invasioni arabe, (qui si ebbero molti scontri tra cristiani armeni e musulmani arabi, provenienti dalla Turchia; famosa è la battaglia dell’859 in cui Re Ashot riuscì a respingere l’invasione araba): gli abitanti della città di Sevan, attraversando il lago gelato, si rifugiarono sulla vicina isola (oggi penisola), dove era situato il monastero di Sevanavank e qui si barricarono pregando Dio di salvare le loro vite. Quando gli arabi arrivarono, tentarono anch’essi di attraversare il lago, ma il ghiaccio cedette facendoli affogare nelle acque gelate. Gli armeni considerarono il fatto come un intervento divino e, poiché il lago, ricoperto dai cadaveri degli arabi, appariva nero, lo chiamarono Sevan (Sev in armeno significa “nero”). Il lago, in particolare l’isola vicino all’attuale città di Sevan, a partire dal VIII secolo è diventata sede di alcuni monasteri.
Si prosegue, sempre verso Nord, per arrivare a Dilijan (un tempo era una delle destinazioni di vacanza preferite della nomenclatura del partito comunista sovietico). Cena e pernottamento.

5° GIORNO: Dilijan – Ardvi – Odzun – Akhtala – Haghpat
Dopo colazione si parte alla volta dell’estremo Nord del Paese. Si superano le città di Vanadzor e di Stepanavan, nelle cui vicinanze è possibile visitare le rovine della fortezza di Lori Berd. Nel medioevo, Lori era un grande centro culturale e commerciale, nel quale vivevano circa 10.000 persone. Era protetta da una possente e quasi imprendibile fortificazione eretta attorno all’anno mille (989/1048), alla confluenza di due profondi canyon formati dai Fiumi Miskhan e Dzoraget. I suoi ruderi coprono un’area di circa 35 ettari e si trovano su un altopiano a 1490 m.
Proprio la profondità dei due canyon ha reso la fortezza pressoché sicura: sul lato non protetto dai dirupi, a Nord – Ovest, è stato costruito un muro enorme – lungo 214 m, largo a tratti 20 m, alto 25 m e difeso da robuste torri, alternativamente quadrate e rotonde. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce numerosi utensili e strumenti, armi, gioielli, differenti vasi di argilla, vetro e pietra; Ciò dimostra che i diversi tipi di artigianato erano già ben sviluppati e il livello culturale era molto avanzato, come pure l’intraprendenza delle popolazioni.
Proseguimento per il piccolo e singolare villaggio di Ardvi: qui si visita una chiesina minuscola, la cui costruzione risale al VII secolo, che ospita la tomba di Surb Hovhannes da Odzun, Catholicos e santo della Chiesa armena; il paesaggio ispira una grande pace interiore (interessante da vedere è il piccolo, antico e vicino cimitero.
Si continua, sempre verso Nord, lungo l’altopiano, rimirando le coltivazioni agricole e i pascoli ordinati in regolari geometrie, fino ad arrivare al villaggio di Odzun, alla sua preziosa cattedrale (V – VII secc.) e al coevo, singolare obelisco, sul quale sono scolpite storie del Cristianesimo primitivo (la tradizione racconta che in questo sito San Tommaso Apostolo ha battezzato e unto, con il sacro crisma, vescovi e catecumeni – “Odzun” in lingua armena significa “unto”).
Completata la visita, si riprende l’itinerario lungo la strada che costeggia il canyon e che, scendendo, offre scorci di paesaggio di straordinaria bellezza: dall’alto è possibile rendersi conto dell’asperità del territorio ed ammirare il fondovalle. Dopo qualche chilometro, sulla strada che porta alla frontiera con la Georgia si visita il Monastero di Akhtala (X sec.), ubicato in un luogo le cui origini risalgono all’età del bronzo e del ferro. I monasteri armeni, con le pareti spoglie e annerite, hanno nel complesso un aspetto austero, che valorizza al massimo la spazialità, la volumetria al servizio della spiritualità, la verticalità. Il monastero di Akhtala costituisce, al contrario, uno dei più notevoli esempi di monasteri affrescati dell’Armenia.
Si torna indietro di qualche chilometro per visitare il complesso religioso di Haghpat uno dei due famosi monasteri patrimonio dell’Umanità Unesco: Haghpat, coevo all’altro monastero – quello di Sanahin, ubicato sul versante opposto del canyon (anch’esso sito Unesco) – era dotato di un’importante biblioteca ed era centro di cultura e di sapere: vi si insegnavano sia le scienze umane (teologia, filosofia, grammatica, retorica,…) sia le discipline scientifiche (matematica, medicina e farmacia, architettura…) sia ancora le arti liberali (pittura, scultura, miniatura, erboristeria, musica e canto,…). In questo monastero è conservata una delle più belle e singolari khachkar, finemente “ricamata” su lastra di tufo rosa, dallo scultore Varham nel 1273, che rappresenta il Cristo Redentore di tutti. Cena e pernottamento a Haghpat.

6° GIORNO: Haghpat – Rya Taza – Amberd – Yerevan
Dopo colazione, si parte per tornare a Yerevan, attraverso il bellissimo Passo Spitak, normalmente pieno di fiori colorati.
Si procede lungo la strada che lambisce, il versante Est del Monte Aragats (la montagna più alta del Paese (m 4.095), dopo che il Monte Ararat – simbolo della Nazione armena – è rimasto alla Turchia, regalato nel 1921 da Lenin a Kemal Atatürk) per arrivare ai villaggi dei pastori Yezidi, una delle minoranze etniche presenti in Armenia (qualche migliaio): Alagyaz e Ria Taza, il cui cimitero conserva alcune interessanti tombe, che rappresentano animali.
Si continua, sempre contornando le falde del Monte Aragats, per la visita alla fortezza di Amberd (2.300 m), edificata nell’anno mille, per presidiare i transiti e il sistema idrico necessario alle terre sottostanti. Il sito comprende anche un piccolo edificio termale addossato alle mura, appena sopra la porta del palazzo. E’ una testimonianza di notevole interesse sul piano architettonico, perché si tratta di un elemento insolito nelle costruzioni a carattere militane, che sottolinea la ricchezza e l’importanza del complesso di Amberd ed insieme la persistenza di particolari esigenze che si riscontrano per quei tempi, solo nel mondo nomano: era, probabilmente, la residenza estiva dei principi, con un vasto palazzo fortificato ed un borgo per i servi, senza alcuna fortificazione.
Proprio al centro, tra il palazzo e l’estremità del promontorio, c’è una chiesa a cupola, costruita nel 1026 dal condottiero Vahram Pahlavuni. Le decorazioni esterne sono semplici ed espressive, con la cupola coronata da un ombrello. Un’iscrizione del XIII secolo, sulla parete della chiesa, presso l’entrata meridionale, testimonia chiaramente il totale controllo che i padroni del castello avevano sulle sorgenti.
Si scende verso il villaggio di Byurakan, che si trova alle falde meridionali dell’Aragats; in una casa contadina si assiste alla fase di preparazione del pane lavash nel forno a riverbero. Nel pomeriggio si scenderà verso Yerevan per la cena e il pernottamento.

7° GIORNO: Yerevan – Giro turistico della città
Dopo colazione, tour in centro città a caccia di situazioni, volti, scorci ed occasioni interessanti. Ci muoveremo lungo le vie principali, nei giardini pubblici del Palazzo dell’Opera;
visita al Matenadaran, edificio intitolato al monaco Mesrop Mashtots, che custodisce più di 17.000 manoscritti e circa 100.000 documenti d’archivio, medievali e moderni – il Matenadaran conta opere in più di 2.000 lingue diverse. Senza dubbio la più imponente istituzione del suo genere al mondo, per quanto riguarda il patrimonio culturale armeno;
passeggiata e visita alla “Cascade”, una monumentale scalinata (artisticamente illuminata di notte) intervallata da statue, aiuole fiorite e fontane;
sopralluogo ad un laboratorio artigianale di tappeti per curiosare sulla lavorazione e sulla storia dei tappeti armeni, con presentazione delle attività e dimostrazione ai telai (possibilità di acquisti);
eventuale tempo a disposizione, cena d’arrivederci e, per chi vorrà, tour “by night” di Yerevan e ultimi scatti notturni. Pernottamento.

8° GIORNO: Partenza per l’aeroporto e volo di rientro.

SCHEDA TECNICO INFORMATIVA